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Upside Down, Il Leggio Editore, 2012

Upside Down, Il Leggio Editore, 2012

Ne è passata di acqua sotto i ponti dal mio ultimo post. Più di un anno. Difficile raccontare tutto quello che è successo nel 2012, ci proverò. Inizio dal lavoro più importante. Il mio ultimo libro, dove tutto è sottosopra e il riflesso diventa realtà.

 

Upside down. Sottosopra. Quando il mare diventa cielo. Editore Il Leggio, prefazione di Paolo Bertelli.

Upside-down descrive attraverso alcune suggestive immagini il centro storico di Chioggia. Si tratta della descrizione fotografica della classica passeggiata dalla zona del Sagraeto al ponte di Vigo fatta attraverso il canal Vena. Nulla di nuovo si potrebbe obiettare, ma l’originalità di questo percorso è data dal fatto che le immagini ricavate sono esclusivamente dei riflessi degli edifici e dei ponti nell’acqua del canale. Immagini che poi sono state digitalmente “girate” per creare una prospettiva “reale”. Le foto dei riflessi sono state rese possibili dalla situazione eccezionale creatasi durante la fine dei lavori per la costruzione del piccolo Mose. Infatti, per costruire questa imponente opera idraulica è stato necessario bloccare le bocche del canal Vena interrandone anche alcune parti molto estese. Nel giugno 2012, verso la fine dei lavori, si è creata una situazione favorevolissima, perché era interrata solo una piccolissima parte del canale (verso il ponte di Vigo) anche se ciò era sufficiente a mantenere ferma l’acqua ed il canale era ancora quasi completamente libero da barche e briccole. Si trattava di una specie di gigantesco specchio in grado di riflettere con estrema nitidezza i palazzi che vi si affacciano sui bordi. L’occasione si è presentata durante alcune giornate con il cielo molto terso e la tipica luce chioggiotta al massimo del suo splendore. Il risultato è stato stupefacente! Le immagini dei riflessi hanno prodotto degli effetti pittorici con disegni molto nitidi ma in cui il leggero mosso dell’acqua dà un effetto molto simile alla pennellata e l’intensità dei colori può variare dal molto saturo tipico dell’impressionismo alle sottili nouances degli acquerelli dai colori diluiti. La luce del primo mattino o del tardo pomeriggio ha dato ragione alle intuizioni dei grandi pittori vedutisti che nell’800 spesso ritrassero questa città. D’altro canto, però, stiamo parlando di fotografie e non di quadri, per cui se l’occhio è abituato a vedere immagini dipinte, rimane spiazzato nel ritrovare all’interno di queste fotografie che “sembrano quadri” elementi tipici della fotografia. Ciò che un pittore avrebbe eliminato perché dissonante o sconveniente, rimane, conservato dall’obbiettività della macchina fotografica, e diventa un tutt’uno con l’immagine pittorica, rivelandone la contemporaneità. Per di più quello che dovrebbe essere il cielo, a causa del ribaltamento della fotografia, altro non è se non l’acqua del canale, con tutte le sue impurità, le alghe, gli scarichi delle barche, i gabbiani adagiati, i tagli della luce che esce dalle calli, i rifiuti gettati in acqua. La visione di un cielo “sporco” spiazza l’osservatore trasformando ciò che è una visione quotidiana e comune in qualcosa di nuovo. Una lattina di coca cola che galleggia nell’acqua, altri non fa pensare se non all’inciviltà di chi l’ha gettata, ma se questa galleggia nel cielo assume un valore intrinseco, diventa icona del nostro tempo, assieme alle icone tipiche del paesaggio lagunare. In questo senso queste immagini non sono più delle vedute, ma delle visioni di una città, della sua storia e contemporaneamente del suo futuro.  La città si riflette sull’acqua e al contempo riflette su se stessa, sulla quotidianità che continua a scorrere, baciata da una luce ineffabile e da colori unici al mondo.

Sono certo che la visione d’immagini di questo tipo sia un ulteriore piccolo tassello aggiunto alla descrizione di una città unica nel suo genere e che merita di essere valorizzata il più possibile. Certo le opere fotografiche su Chioggia sono numerose e distribuite nel tempo, ma spesso ricalcano clichés ormai datati mentre manca a tutt’oggi una visione contemporanea della città che non sia riconducibile alla classica cartolina. Rimane poi il fatto che queste fotografie, ora che il cantiere del piccolo Mose non c’è più e il canal Vena si sta ripopolando di barche e briccole, difficilmente saranno riproducibili a breve rendendo in qualche modo il libro una testimonianza “unica” nel suo genere.

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