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Ho passato quasi un mese in Toscana per documentare varie vendemmie e cantine. Ma non si può descrivere un vino senza descrivere il territorio in cui questo nasce. Specie se si tratta di una terra dalla bellezza straordinaria e struggente come è la Toscana.

Voglio iniziare da Bolgheri, il borgo il cui nome è legatissimo a vini come Sassicaia, Ornellaia, Guado al Tasso e poeti del calibro del Carducci. Poesia sempre e comunque. Parrà strano, ma descrivere questo piccolissimo borgo, di poche anime, non è affatto semplice. Come dicevo sopra: troppa poesia. Così ho deciso di parlarne in tre tempi. L’olivo del Settecento, il Sacro, le pietre.

Nel centro di Bolgheri c’è un olivo, enorme, rugoso, antichissimo. Pare risalga al 1723. Quando nacque Napoleone, quest’albero aveva quasi cinquant’anni. Napoleone è morto da quasi duecento anni e lui è ancora li. Rigoglioso, solenne, imponente e vivo!! L’ho incontrato, perché solo così si può parlare di un vivente! Mi ha commosso, mi ha intimorito. Ho provato ad interrogare le sue rughe, ad immaginare cosa ha visto ed ho cercato di farlo parlare. Ho trascorso con lui una mattina intera. Una mattina, di fronte a quasi trecento anni cos’è?? Nulla. Un contrasto impressionante fra il mio tempo e il tempo di questo Titano!  Una frazione di secondo per scattare una foto contro centinaia di anni di un albero! Mi riecheggiano le ultime parole di Zanzotto intervistato per i suoi novant’anni. Quest’ultimo grande Poeta, solo qualche giorno fa, diceva che novant’anni sono nulla per dire una parola vera e definitiva sulla vita. Verissimo. Eppure anche una frazione di secondo permette di cogliere l’eterno, di intravederne la bellezza. Forse questo è il senso ultimo di queste foto.

 

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