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Piaccia o non piaccia non si può rimanere indifferenti di fronte ad una costruzione del genere. Si possono fare tutti i distinguo del mondo, ma questo edificio è sicuramente uno spartiacque nella visione di una cantina. C’è il prima e il dopo averlo visto. Credo che mai come in questo caso si addica a proposito il termine Cattedrale del vino. Forse siamo di fronte alla S. Pietro del vino. Per la sua mastodonticità, la sua possenza, e nel contempo la sinuosità delle linee  e delle curve. La barricaia è il sancta sanctorum, l’altare in cui si immola il sacrificio della bottiglia di vino, con tanto di tabernacolo. E le volte, le volte della barricaia, così inquietanti. Così simboliche. Con un binario al centro che mette paura, perché ricorda tremendi binari portando in se l’inquietudine del secolo breve.  Nulla può lasciare indifferente in questo luogo. La stessa scelta delle luci al neon che illumina il tunnel delle barriques, il contrasto accecante di una luce fredda con il colore caldissimo del legno delle botti. La soavità di un prodotto come il vino e il suo calore e l’inquietudine che ci contraddistingue, sottolineata in ogni modo da questa architettura.

Ci vorrebbero giorni per fotografare un capolavoro del genere. Bisogna entrarci in silenzio, meditarla, interrogarla e interrogarsi per poter rubare le sue curve, le linee ardite, la luce inquietante. Questi che propongo sono solo degli appunti fotografici, ma presto, molto presto, spero proprio di ritornarci come si deve! 🙂

Qui il reportage completo: http://www.flickr.com/photos/abalex/sets/72157627873189226/

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